“Io vedo, io guardo”

loghicracnovella

Inaugurazione venerdì 23 ottobre 2015.

Ore 17:00 presso Studio MDT, via Marsala, 18

Ore 19:00 presso Artforms-Interno8, via Genova, 17/8

Orari di apertura: sabato 24 e domenica 25 dalle 16:30 alle 19:00.

Artforms e StudioMDT con sede a Prato, ospiteranno il prossimo 23 ottobre, per tre giorni, il secondo appuntamento della mostra itinerante “Io vedo, io guardo” a cura di Annalisa Cattani. Il progetto – presentato per la prima volta a “Novella Guerra” ad Imola, in occasione appunto del Re-birth day, parte del “Il Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto – si apre al territorio toscano, mediante la collaborazione della coppia Simoncini.Tangi, con l’intento di rafforzare i concetti di solidarietà, relazione e dialogo.

Concepito, come momento d’incontro sui temi di resistenza, rinascita e impegno civile creativo a favore del CRAC di Cremona fondato da Dino Ferruzzi, che nel 2014 è stato costretto a interrompere l’attività decennale di esposizione, workshop e percorsi di formazione dei giovani alla contemporaneità attraverso l’arte.

Uno degli intenti di questa mostra/evento è quello di raccogliere i fondi per la realizzazione del catalogo che racconterà la storia del CRAC e del progetto. Per questa occasione gli artisti e curatori invitati contribuiranno attraverso un segno, un intervento, un’opera, un gesto che lascerà una traccia che rispecchierà il tema proposto. “Io vedo, Io guardo” – scrive Annalisa Cattani – “sottolinea il margine di azione limitato che ha spesso oggi ogni forma di resistenza (…) la volontà di evidenziare che pur avendo sempre le mani legate continuiamo a guardare e a vedere senza lasciarci sopraffare dall’indifferenza che tutto macina ma anzi nel continuare a mettere in atto pratiche di resistenza ed impegno civile creativo.”

Saranno esposti i nuovo lavori concepiti per la tappa di Prato e i lavori provenienti da Novella Guerra:

Prato: StudioMDT e Artforms

Simone Azzurrini, Emanuela Baldi, Chiara Bettazzi, Claudio Beorchia, Enrico Bertelli, Nebojša Bogdanović, Andrea Buttazzo, Francesca Catastini, Federico Cavallini, Lorenzo Cianchi, Carlo Colli, Leone Contini, Amedeo Desideri, Daniela Di Maro, Raffaele DI Vaia, Elena El Asmar, Barbara Simone Christine Fässler, Serena Fineschi, Simonetta Fratini, Lek M. Gejloshi, Yuki Ichihashi, Kinkaleri, Valentina Lapolla, Andrea Lunardi, Luca Lupi, Manuela Mancioppi, Marco Mazzoni, Franco Menicagli, Paolo Meoni, Marina Menti, Moallaseconda, Rachel Morellet, Silvia Noferi, Manuel Perna, Cecco Ragni, Simoncini .Tangi, Stefano Tondo, Bärbel Reinhard, Eva Sauer, Caterina Sbrana, Senza Cornice (Caterina Toschi, Alessandra Acocella), stART_art projects (Spela Zidar, Tijana Stankovic), Justin Randolph Thompson in collaborazione con Dre Love, Patrizio Travagli, Massimiliano Turco, Tatiana Villani, Virginia Zanetti.

Imola: Novella Guerra

Lelio Aiello, Alessandro Ambrosini, Karin Andersen, Luciana Andreani, Emanuela Ascari, A.Titolo, Elisa Baldini, Maura Banfo, Katia Baraldi, Fabrizio Basso, Lisa Mara Batacchi, Serra Bernhardt, Alessio Bertini, Francesca Bertazzoni, Bianco Valente, Pea Brain, Marina Bolmini, Alessandro Broggi, Giulia Caira, Chiara Camoni, Zeffirina Castoldi, Umberto Cavenago, Federica Cimatti, Valentina D’Accardi, Silvia Cini, Gianluca Codeghini, Mario Consiglio, Cane Cotto, Ermanno Cristini, Giuseppe Dall’Osso, Valentina D’Accardi, Piero Degiovanni, Paola Di Bello, Elisa Del Prete (Nosadelladue), Ettore Favini, Emilio Fantin, Arianna Fantin, Irene Fenara, Franca Ferri, Pierluca Freschi, Giovanni Gaggia (Casa Sponge), Paola Gaggiotti, Stefania Galegati Shines, Pietro Gaglianò, Angel Moya Garcia, Marina Gasparini, Mario Gorni, Meri Gori, Valentina Greco, Elena Grossi, Francesca Guerisoli, Cecilia Guida, Marianne Heier, Andrea Inglese, Matteo Innocenti, Lucia Leuci, Claudia Losi, Daniela Manzolli, Massimo Marchetti, Michele Mariano, Ferdinando Mazzitelli, Ottonella Mocellin – Nicola Pellegrini, Alessandro Moreschini, Carmine Mario Muliere (EQUIPèCO), Museo Microcollection, Giancarlo Norese, Concetta Modica, Francesca Moretti, Chiara Mu, Sabrina Muzi, Arabella Natalini, Cristina Pancini, Stefano W. Pasquini, Alberta Pellacani, Chiara Pergola, Cesare Pietroiusti, Alessandra Pioselli, Max Ponte, Anteo Radovan, MarcoRambaldi, Gedske Ramlov, Letizia Renzini, Davide Rivalta, Fabrizio Rivola, Mili Romano, Dragoni Russo, Paola Sabatti Bassini – Piero Almeoni (Osservatorio in opera), Penzo-Fiore, PetriPaselli, Marco Samorè, Gabi Scardi, Giovanni Luca Sciové, , Petar Stanovic, Annamaria Tina, Monalisa Tina, Adriana Torregrossa, Silvia Urbini, Paola Vacchi, Marco Vaglieri, Cosimo Veneziano, Enrico Vezzi, Elisa Vladilo, Uliana Zanetti.

Link al progetto CRAC: http://www.undo.net/it/argomenti/1410793072

Link alla prima mostra “io vedo, io guardo”: http://www.undo.net/it/mostra/185365

Link spazio Novella Guerra: https://www.facebook.com/pages/Novella-Guerra/359519334070948?fref=photo

Link Studio MDT: https://studiomdt.wordpress.com/

Link Artforms: http://info-artforms.tumblr.com/

Info: info.artforms@gmail.com – mdtart@gmail.com

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Crocevia Prato di Alessandro Gallicchio

PRATO “TEMPO REALE”

Ritengo interessante provare a lanciare un dibattito tra i curatori dell’edizione TU35 Prato poiché credo che all’interno di un’operazione di mappatura artistica – perché di questo si tratta – quelli che provocatoriamente chiamo i “rilevatori d’artista” possano cogliere l’occasione per porsi alcuni interrogativi importanti. Il processo di selezione permette infatti di mettere a fuoco alcune problematiche “provinciali” e di rendersi conto che Prato confina sì con Pistoia e Firenze ma in realtà confina con il mondo. La Toscana, vittima e allo stesso tempo artefice delle politiche di marketing, è diventata con il tempo un marchio da poter spendere nelle emissioni televisive nazionali e internazionali e nelle guide di tutto il mondo.

Alla Fnac di Parigi, solo per citare un esempio a me familiare, è possibile trovare uno scaffale intero (non pecco di megalomania) dedicato alla Toscana, un altro a New York, alcuni ripiani alla Spagna e al Portogallo e niente, o quasi niente, sui Balcani e sull’Est Europa. Se per curiosità, da italiano all’estero, viene la voglia di sfogliare una di queste guide, ci si rende immediatamente conto della centralità assunta da una città come Firenze e dell’importanza di altri luoghi come Siena, San Gimignano, la torre di Pisa e il Chianti. Prato, succursale industriale di questa geografia da cartolina, viene invece descritta, con una vena nostalgica, come il bacino del tessile sprofondato nel buio in seguito al suo apogeo negli ultimi decenni del XX secolo. Il profilo schizzato non è dunque dei più stimolanti, alla stessa maniera di quello che tende a sottolineare esclusivamente le difficoltà dovute alla migrazione cinese e alle conseguenti tensioni sociali. Questo scenario tende quindi a proporre un’immagine di Prato come un piccolo borgo nel quale gli operatori del tessile, sfiniti da una crisi europea senza scrupoli, alternano agli appuntamenti legali per le pratiche di fallimento le presenze ai funerali dei colleghi suicidi. Sorge spontanea una domanda: Prato è davvero tutto questo? O meglio: Prato è solo questo?

Avrei voluto rispondere a questa domanda dando un quadro completo della situazione pratese nel quale avrebbero potuto confluire analisi economiche, sociologiche, politiche e antropologiche, ma in questo momento non ne sono in grado. Per questo bisognerebbe proporre un progetto transdisciplinare e inventare un formato nel quale far confluire tutti i risultati e le rispettive proposte. Non mi sembra questo il quadro nel quale fare questa operazione. Ho deciso così di utilizzare il vocabolario artistico, quello con il quale lavoro, per proporre invece un punto di vista più positivo e, perché no, propositivo. Partirei dunque da ciò che è positivo, da quel termine che da il titolo al mio contributo: crocevia. Constato con amarezza, però, quanto sia difficile parlare di aspetti positivi in una società della catastrofe, del disfattismo, e quanto si abbia tendenza ad un immobilismo protettivo, che metta al riparo da cambiamenti. Soffermarsi dunque su quello che già c’è diventa quasi un atto di coraggio. A Prato c’è una connessione con il mondo! La città è un crocevia, una zona di passaggio che si contraddistingue per un’attitudine dinamica e per un desiderio di apertura. Il territorio pratese infatti conta numerosi catalizzatori che oltre ad esprimere il desiderio di accogliere nuovi progetti e nuove proposte sono pronti a creare ponti interessanti a livello internazionale. Mi limito a citare quelle realtà con le quali fino ad oggi ho avuto a che fare personalmente. Innanzitutto il Centro per l’Arte Contemporanea Pecci, aperto nel 1988, una delle prime istituzioni italiane dedicate all’arte contemporanea. Penso inoltre a realtà più indipendenti come Corte Via Genova. Qui, Studio Corte 17, con Chiara Bettazzi, ha svolto per anni un lavoro di riqualificazione industriale indipendente, ospitando decine di artisti nazionali e internazionali. Nella stessa zona Interno/8, con Rachel Morellet e Pamela Gori, ha proposto eventi culturali e mostre personali e collettive. Non si può dimenticare l’incredibile lavoro di Kinkaleri che, nella loro sede, lo SpazioK, hanno ospitato in residenza numerosi performers. Poco distante c’è lo studio MDT, nel quale Franco Menicagli, Stefano Tondo e Raffaele Di Vaia da anni creano eventi. Dryphoto rappresenta invece il polo della fotografia, mentre il Contemporanea Festival è un momento importante per il teatro contemporaneo internazionale. Certo di aver dimenticato numerosi altri protagonisti, sento il dovere di affermare che questo non è poco, e che forse bisognerebbe spingere la politica a una presa di coscienza del potenziale di questa città. La promozione della costellazione del contemporaneo potrebbe infatti favorire nuovi legami con l’Italia e con l’estero attraverso figure professionali che, seppur di passaggio, hanno coscienza di questo fermento culturale. In un’epoca contraddistinta dall’insensibilità politica nei confronti dell’educazione e della cultura, l’unico modo per dare un vero segnale di cambiamento è quello di dare un sostegno economico a tutte queste realtà. Il telaio per una Prato contemporanea c’è già. Gli operatori della cultura devono quindi unirsi e avviare un’operazione di sensibilizzazione. Così vedo il mio ruolo, così vedo il ruolo di tutti coloro che lavorano in ambito culturale. Mi piace pensare in termini sportivi (sono un amante di calcio) e penso che un curatore, così come un insegnante o un direttore di un museo, non siano altro che un allenatore di una squadra di calcio. Devono trasmettere energia, sostenere e stimolare la propria squadra modellandola affinché ogni pedina possa esprimere al meglio il suo talento. La nostra prossima partita è quindi quella di mostrare che Prato è il crocevia di cui ho parlato.

Parigi, 18 luglio 2015

Alessandro Gallicchio

http://tu-35.tumblr.com/post/128768601429/crocevia-prato-di-alessandro-gallicchio