Spazio indipendente pratese a Nesxt Torino per Artissima

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Dal 26 Ottobre alle 18.00, in occasione del Nesxt, la galleria DavidePaludetto ArteContemporanea, in via degli Artisti 10, ospiterà tre installazioni appositamente progettate per questa occasione da Raffaele Di Vaia, Franco Menicagli e Stefano Tondo – i fondatori dello Studiomdt di Prato – e una serie di video ed immagini che ripercorrono i dodici anni dello studio e l’esperienza maturata in tanti anni di collaborazione.
La galleria torinese è caratterizzata dalle mostre di un “gruppo” di artisti attivi nell’ area torinese e romana e da una Project Room dedicata ai giovani. In contemporanea con Artissima presenta la mostra personale di Aron Demetz.

Lo Studiomdt nasce nel 2005 a Prato, all’ interno di un ex laboratorio tessile di via Marsala, frutto della collaborazione degli artisti R. Di Vaia, F. Menicagli e S. Tondo, che propongono un luogo di scambio e
confronto per eventi di cultura contemporanea, intendono mettere a confronto le realtà artistiche del territorio con quelle nazionali e internazionali attraverso relazioni con realtà similari no profit ed
autogestite.

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SxT di Raffaele Di Vaia con Alessandra Panerai e Francesco Pellegrino

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SxT
Raffaele Di Vaia con Alessandra Panerai e Francesco Pellegrino
Sabato 21 ottobre 2017 ore 18:00
StudioMDT Via Marsala 18, Prato

SxT è l’incontro e il dialogo tra dimensioni.
Un tentativo di superamento dei limiti dello spazio fisico attraverso Il disegno di una ipotetica volta celeste, che si fa partitura per una libera interpretazione per theremin e live electronics e generatore in tempo reale di ambienti sonori.

Raffaele Di Vaia: Disegno
Alessandra Panerai: Theremin e live electronics.
Francesco Pellegrino: live electronics, live sound environment

SxT is meeting and dialog between dimensions.
An attempt to overcome the limits of physical space through the drawing of a hypothetical starry sky, that becomes a score for a free interpretation for theremin and live electronics and real time sound generator.

Raffaele Di Vaia: Drawing
Alessandra Panerai: Theremin and live electronics.
Francesco Pellegrino: live electronics, live sound environment

L’evento è promosso e sostenuto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Prato, con il supporto del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.
L’organizzazione del festival è affidata a PuntoCon Contemporaneo Condiviso.

 

è nato il blog di mdt

StudioMDT Via Marsala 18 Prato

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Puntocon Festival a Prato

Copertina

Dal 1 ottobre prende avvio a Prato PuntoCon Festival.
La manifestazione, è promossa e sostenuta dall’ Assessorato alla Cultura del Comune di Prato, con il supporto del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.
L’organizzazione del festival è affidata a PuntoCon Contemporaneo Condiviso, una rete di 10 soggetti no-profit operanti nel contemporaneo e si svolgerà in diversi spazi pubblici e privati cittadini. Il progetto è nato con lo scopo di promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale, in una logica di sviluppo coordinato del territorio capace di generare nuovi percorsi turistici e in dialogo diretto con la popolazione residente. Un’idea che mette al primo posto il rafforzamento dell’identità di Prato come cantiere e luogo di produzione della cultura contemporanea.
“PuntoCon- spiega l’Assessore alla Cultura Simone Mangani- è l’evidenza di un tessuto diffuso che sta emergendo in città attorno alle professioni creative. Nel 2016 il numero zero durante la grande apertura del Centro Pecci, quest’anno il riconoscimento del bando SIAE, l’obiettivo è rendere stabile l’appuntamento, anche con nuovi ingressi nella rete perché per definizione è una rete a geometria variabile.”
Gli spazi e i soggetti coinvolti a oggi nella rete sono: Artforms, Associazione [chi-na], C.U.T Circuito Urbano Temporaneo, Dryphoto Arte Contemporanea, Kinkaleri_spazioK, Lato – MOO, Lottozero, Sedici, Studio Corte 17, StudioMDT.
PuntoCon Festival si svolge in “luoghi sensibili” del tessuto urbano: dal centro alla prima periferia, fino a un percorso di archeologia industriale lungo la Val di Bisenzio si snoda il racconto di una città, del suo territorio, dei suoi abitanti e delle trasformazioni in atto, in cui i tradizionali ambienti di lavoro diventano luoghi di produzione culturale. Molti degli spazi che ospiteranno le attività sono ex-opifici trasformati in studi e gallerie, emergenze di archeologia industriale o fabbriche ancora in attività.
Tanti i partner istituzionali, oltre al Comune di Prato: MiBACT, Regione Toscana, SIAE , numerose associazioni, istituzioni museali e privati.

Il calendario, fino al 12 novembre, è fittissimo scandito da numerosi appuntamenti: workshop, performance, mostre, interventi site-specific, interventi musicali, azioni partecipative, momenti di convivialità e festa.

Le iniziative : Gli eventi di questa edizione si snoderanno per più giornate in ogni singolo spazio. Tanti gli artisti coinvolti insieme a musicisti, performer, architetti e fotografi. Il primo evento del festival si svolgerà domenica 1 ottobre presso Lottozero, nella sede di Via Arno 10. Occupy Lottozero , questo il titolo del progetto che si articolerà per sei settimane con tre eventi, vedrà ospiti gli artisti francesi Robin Darius Dolatyari e Chloé Rozycka Sapelkine che nel corso di una residenza produrranno le proprie opere. Un concerto di Giovanni Lami e una “spaghettata di quartiere” apriranno l’iniziativa Occupy Lottozero domenica 1 ottobre a partire dalle 19. E ancora musica e convivialità il 15 ottobre in occasione del primo compleanno di Lottozero: dalla mattina alle 11 fino a notte fonda una giornata di festa con cibo, workshop, dj set e la performance musicale di Johnny Mox e Above The Tree. Lottozero concluderà le proprie iniziative il giorno 11 novembre, dalle 17 in poi, con il vernissage della mostra di Robin Darius Dolatyari e Chloé Rozycka Sapelkine con scultura, fotografia, performance, costume, ceramica e approcci innovativi alla lavorazione della materia tessile.

Il 3 ottobre prende avvio presso SC 17 in Via Genova 17 il workshop a cura dell’artista Lorenzo Banci dedicato alla pittura del paesaggio industriale. L’iniziativa fa parte di TAI- Tuscan Art Industry, organizzato da SC 17,che quest’anno si articola in diverse giornate e diverse sedi. I risultati del workshop di Lorenzo Banci dal 21 ottobre saranno esposti al Polo Campolmi e contestualmente saranno proiettati i video di Chiara Bettazzi “Saturno” e di Paolo Meoni “Nihil novum sub sole”. Il 22 ottobre, invece, interventi site-specific con visite alla Fabbrica Saturno e alla Gualchiera di Coiano. Infine il 12 novembre l’intera giornata sarà dedicata alle emergenze architettoniche della Val di Bisenzio con visite al MUMAT di Vernio ( con pranzo sociale a base di “tortelli di Vernio”) per concludersi alla fabbrica Forti alla Briglia dove sarà presentato un intervento site-specific con sonorizzazione a cura di Tempo Reale.

Il 7 ottobre a partire dalle 17.30 si svolgerà MLZ, iniziativa che vede coinvolti luoghi del Macrolotto Zero, Via delle Segherie e strade adiacenti, con progetti a cura di Kinkaleri, Dryphoto e Associazione [chi-na].
body to be ( a cura di Kinkaleri) vedrà l’artista Cristian Chironi impegnato nella performance Street View pensata in forma di happening collettivo.
Alle 19.00 presso la sede di Dryphoto presenta Via delle Segherie | inner code, con azioni artistiche all’aperto ( Via delle Segherie, solo il 7 ottobre) e una mostra negli spazi della galleria (inner code fino al 14 ottobre). In esposizione opere di Anaisa Franco, Valentina Lapolla / Giulia di Michele, Lori Lako, Elena Mazzi, Silvia Tirelli. La giornata si concluderà con una festa di quartiere a cura dell’ Associazione [chi-na], con la realizzazione di un allestimento temporaneo in cui il cibo diventa mediatore tra culture ed etnie diverse, coinvolgendo direttamente i cittadini del quartiere nella preparazione dei piatti.

Dal 10 ottobre, alla Saletta Campolmi in Via Puccetti 3, parte la sei giorni di Agorà del contemporaneo | Piazza aperta exhibition, progetto di CUT-Circuito Urbano Temporaneo a cura di Stefania Rinaldi. La decodificazione dei linguaggi contemporanei e i processi creativi dietro l’opera d’arte sono i temi di Agorà che si articola in workshop e mostra aperta al pubblico con interventi degli artisti tutor Daniela Frongia e Dario Gentili in confronto con un gruppo di giovani artisti under35 provenienti dalle Accademie di Belle Arti. La mostra resterà aperta fino al 16 ottobre.

Associazione SEDICI, che promuove la fotografia, nella sua nuova sede di Via Genova 17 organizza dal 13 ottobre un workshop con Dario Bosio, fotografo e film-maker fondatore di DARST Projects. Il laboratorio intensivo, della durata di cinque giorni, prevede la produzione di un cortometraggio documentario sul territorio di Prato. Il prodotto finale di ogni partecipante sarà uno short-doc pronto per la pubblicazione e la diffusione online. Il 13 ottobre alle 21.00 Dario Bosio presenterà il suo lavoro in un incontro aperto al pubblico, dai primi lavori fotogiornalistici all’esperienza come photo-editor di Metrography in Iraq nel 2015, dalla produzione del web-documentario Map of Displacement in Kurdistan Iracheno ai progetti di stampo antropologico sulle migrazioni in Europa.

Il 14 ottobre alle 17.30, presso la sede di Artforms, Via Genova 17/8, inaugura Covo-Nius learning to fly , un progetto ideato da Pamela Gori ed Eva Sauer, che prevede la realizzazione di un nido-scultura, completata dalla performance sonora di Samantha Bertoldi. L’installazione si basa su una struttura verosimile a misura d’uomo, composta da rami e materiali spuri, orientata alla co-creazione e alla comprensione di più elementi, e realizzata con un workshop rivolto ad un vasto pubblico. Un habitat che è domus, dove il nido è luogo di ascolto, dove si stabiliscono contatti, relazioni e sodalizi (fino al 27 ottobre). A seguire, alle 18.30, ”Interim” performance di Franco Menicagli + now! – Roberto Cagnoli (live electronics) e Marco Cencetti (tromba). Metafora dei rapporti interpersonali la performance “interim” sarà eseguita da giovani, studenti e artisti che, con in mano un proprio elemento-linea (listello di legno), si muoveranno nello spazio per poi creare una grande scultura-installazione posizionandola al centro del piazzale di Corte Genova.

Sempre il 14 ottobre, alle 19.00, allo spazio MOO, Via San Giorgio 9A, prende avvio il” primo movimento” della mostra La sovversione dell’oggetto, progetto collettivo sul rapporto tra l’opera d’arte e l’oggetto, attraverso il contributo di dodici giovani artisti, a cura di Matteo Innocenti. Il secondo vernissage si svolgerà il 20 ottobre alle 19.00 presso LATO, in piazza San Marco. In mostra opere di Albien Alushaj, Andisheh Bagherzadeh, Francesca Catastini, Devid Ciampalini, Golnar Dashti, Maria M. G. Deval, Arbër Elezi, Dania Menafra, Moallaseconda, Matias Reyes, Baldassarre Ruspoli, Studio Lievito.

StudioMDT per questa edizione di Puntocon apre i suoi spazi di via Marsala con due eventi. Il 21 ottobre alle 18.00 si svolgerà la performance SxT di Raffaele Di Vaia con Alessandra Panerai. SxT è l’incontro e il dialogo tra dimensioni. Raffaele Di Vaia affronta i limiti dello spazio fisico attraverso il disegno di una ipotetica volta celeste, contemporaneamente reinterpretata, come una partitura musicale, da Alessandra Panerai attraverso lo strumento del Theremin. Il 28 ottobre alle 18.00 si svolgerà il vernissage di Un’illusione + Decostruzioni, mostra di Stefano Tondo e Franco Menicagli. Un’illusione (di Stefano Tondo) è un’istallazione site- specific che coinvolge il visitatore giocando con gli inganni della percezione per riflettere sull’idea di schermo come soglia tra reale e virtuale. Decostruzioni (di Franco Menicagli) è un video che testimonia la costruzione-decostruzione di una grossa installazione realizzata precedentemente, allo studioMDT, come risultato di un laboratorio tenuto dall’artista con gli studenti del liceo artistico. (Fino al 12 novembre, su appuntamento. Per appuntamenti mdtart@gmail.com e 3286746808 ).

Dal 27 al 31 ottobre a partire dalle 15.00 la sede dell’Associazione culturale [chi-na ], in Via Pistoiese 138, ospita BOTANICA 2017. L’ex –edificio industriale diventa un giardino d’inverno aperto e visitabile, all’interno del quale piante ed elementi botanici condividono lo spazio con interventi artistici ed elementi artificiali connessi al mondo vegetale. L’installazione, una sorta di Wunderkammer contemporanea, sarà teatro di iniziative pubbliche di vario genere legate dalla comune riflessione sul rapporto Naturalia-Artificialia. All’interno di un allestimento fatto di piante e dispositivi ispirati al mondo botanico, la seconda edizione di Botanica si propone come momento di fascinazione e approfondimento di temi legati al mondo vegetale.
Tutti gli eventi sono a ingresso libero. https://www.facebook.com/contemporaneocondiviso.con/

M’ARTE 2017 / la natura delle cose

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ARTISTI:

ALESSANDRO AMADUCCI / LAURA CIONCI / ELEONORA MANCA / FRANCO MENICAGLI / TOM MÙLLER

QUANDO:

29 MAGGIO – 2 LUGLIO 2017 

VERNISSAGE:

3 GIUGNO 2017, h. 18.00 / MONTEGEMOLI (PI)

DOVE:

MONTEGEMOLI / LARDERELLO / POMARANCE / QUERCETO / VOLTERRA

INAUGURAZIONI LATERALI:

1 GIUGNO, h. 10.00 / Museo della Geotermia, Larderello (PI)

2 GIUGNO, h. 18.00 / Museo Casa Bicocchi, Pomarance (PI)

8 GIUGNO, h. 18.00 / Pinacoteca Civica, Volterra (PI)

PARTECIPANTI ALLA RESIDENZA:

LEONARDO CAFFO / filosofo

CHRISTIAN CALIANDRO / critico e storico di arte cotemporanea

LILIGUTT (Paolo Benvenuto e Mattia Sincinelli) / design studio

MARTA MARINOTTI / fotografa

LINO STRANGIS / videoartista

MAURIZIO MARCO TOZZI / curatore

CURATELA:

ELEONORA RASPI

Tra gli antichi borghi toscani, dal 29 maggio al 2 luglio 2017, si svolgerà la sesta edizione di M’ARTE | Montegemoli Arte, quest’anno dal titolo la natura delle cose. Progetto d’arte contemporanea a cadenza biennale, è ideato e promosso da Pro Loco Montegemoli, con la collaborazione di Accademia Libera Natura e Cultura di Querceto e la curatela di Eleonora Raspi. Si sviluppa nel territorio dell’Alta e Bassa Val di Cecina in Provincia di Pisa, e coinvolge nello specifico i luoghi di Montegemoli, Pomarance, Larderello, Volterra e Castello di Querceto.

M’ARTE è un incontro sperimentale ed estetico tra le suggestioni paesaggistiche, naturali e monumentali proprie dell’area interessata, e mette in dialogo le risorse umane presenti del territorio con gli interventi del nutrito gruppo di artisti, critici e professionisti del mondo dell’arte. Dal carattere fortemente interdisciplinare, si concretizza in una residenza per artisti e creativi, e una mostra itinerante di installazioni, video-installazioni, fotografia, pittura e scultura, arricchita da un cartellone ricco di eventi collaterali come dibattiti, performance, teatro, musica, degustazioni e laboratori rivolti alle scuole e alle famiglie.

Invitati a confrontarsi con i temi suggeriti dalla manifestazione, sono gli artisti visivi: Alessandro AMADUCCI (Torino, 1967), Laura CIONCI (Roma, 1980), Eleonora MANCA (Lucca, 1978), Franco MENICAGLI (Campiglia Marittima, 1968) e Tom MÙLLER (Basel 1975); il curatore Maurizio Marco TOZZI che presenterà il lavoro di Lino STRANGIS (Lamezia Terme, 1981); il critico e storico dell’arte Christian CALIANDRO; il filosofo e co-fondatore della piattaforma di ricerca Waiting Posthuman Leonardo CAFFO (Catania, 1988); lo studio graficoLILIGUTT di Milano (Paolo Benvenuto e Mattia Sincinelli) e la fotografa Marta MARINOTTI (Venezia, 1994).

“Da sempre – spiega la curatrice Eleonora Raspi – M’ARTE coinvolge profondamente gli abitanti di questi luoghi. L’edizione 2017 invita i suoi protagonisti a riflettere e lavorare sulla parola “natura”, intesa come prismatico contenitore di significati e suggestioni. Liberamente ispirato al testo lucreziano “De rerum natura”, tale titolo si apre per essere affrontato da più prospettive – ora ecologica, scientifica, filosofica, religiosa o politica – e vuole suscitare una riflessione sulla realtà che ci circonda attraverso la lente dell’arte contemporanea e della cultura. Al fine di un superamento delle proprie paure ataviche, nel suo testo Lucrezio invitava a una maggior consapevolezza ‘delle cose celesti, in qual modo avvengano i moti del sole e della luna, e per qual forza si svolga ogni cosa in terra, l’anima e la natura dell’animo […]’; trasportate nel contesto contemporaneo, e lette sotto una luce a noi familiare, sono convinta che queste parole siano ancora valide, anzi necessarie.“

Il cuore di M’ARTE sarà Montegemoli dove gli artisti svilupperanno un lavoro totalmente site-specific interessando tutto il borgo. Montegemoli sarà inoltre la sede principale di incontri con le associazioni, tavole rotonde, degustazioni, spettacoli e concerti. A Pomarance saranno coinvolti gli spazi della casa-museo Bicocchi, con una mostra incentrata sulla video arte di Lino Strangis, a cura di Maurizio Marco Tozzi, dal titolo “Rivelazione AntropoEccentrica”. Il Castello di Querceto sarà sede della residenza che vedrà la nascita di sinergie tra artisti, creativi, organizzatori, e studenti del Liceo Artistico di Volterra. A Larderello il Museo della Geotermia ospiterà l’istallazione dei lavori realizzati dagli studenti delle scuole secondarie di primo grado dell’Istituto Comprensivo Tabarrini di Pomarance. Infine, gli spazi della Pinacoteca Civica diVolterra ospiteranno opere degli stessi artisti di M’arte La manifestazione si concluderà domenica 2 luglio a Montegemoli con la presentazione del catalogo a cura dello studio grafico Liligutt.

 

Programma dettagliato degli eventi a seguire nelle prossime settimane.

DATE:

Eventi Montegemoli/Pomarance/Larderello/Volterra: 1 giugno – 2 luglio

Residenza Querceto: 28 maggio – 9 giugno

INAUGURAZIONI:

Larderello, 1 giugno, 10.00, Museo della Geotermia

Pomarance, 2 giugno, 18:00, Casa Bicocchi

Montegemoli, 3 giugno, 17:00, Piazza del Casalino

Volterra, 8 giugno, 18:00, Pinacoteca Civica

LUOGHI:

Montegemoli, Comune di Pomarance (Pisa): l’intero borgo

Pomarance (Pisa): Casa Bicocchi, Via Garibaldi 61

Larderello (Pisa): Museo della Geotermia, sala

Castello di Querceto, Comune di Montecatini (Pisa): Sala al piano terra di Accademia Libera

Volterra (Pisa): sotterranei, chiostro e sale superiori, Pinacoteca Civica

ORARI MOSTRE:

Montegemoli: venerdì, sabato e domenica 17.00 – 21.00

Pomarance: venerdì, sabato e domenica 16.00 – 20.00

Larderello: tutti i giorni, 9.30 – 18.30

Volterra: tutti i giorni, 9.00 – 19.00

INFO:

SITE: http://www.marte-montegemoli.it/  | www.prolocomontegemoli.it

FB: https://www.facebook.com/marteinresidenza/

EMAIL. atp.montegemoli@libero.it

TEL. +39 328.9364553

SUPPORTO:

Main sponsor: Enel Green Power

Contributo di: Fondazione Cassa di Risparmio Volterra e Comune di Pomarance

Patrocinio di: Comune di Pomarance, Comune di Volterra, Comune di Montecatini Val di Cecina, Provincia di Pisa e Regione Toscana

Sostegno di: Associazione Turistica Volterra Valdicecina

Il progetto Floating Castle di Tom Mùller è supportato da the Australian Government through the Australia Council for the Arts, its arts funding and advisory body, e da the State Government through the Department of Culture and the Arts, e da Look Solutions, Germania

Ufficio stampa: Fabrizio Lucarini, ilogo.it, tel. +393407612178

Spettri del Visibile-testo-intervista del critico Elena Magini agli artisti partecipanti

1 aprile – 22 aprile 2017

Enrico Bertelli, Andrea Lunardi, Pietro Manzo, Luca Matti, Giuseppe Restano e Andrew Smaldone

Intervento critico di Elena Magini

SPETTRI DEL VISIBILE

visibile fino al 22 aprile 2017 su appuntamento info: mdtart@gmail.com

Enrico Bertelli, Andrea Lunardi, Pietro Manzo, Luca Matti, Giuseppe Restano e Andrew Smaldonesono i sei artisti invitati dallostudio MDT per la mostraSpettri del visibile.Il titolo stesso richiama le prime sperimentazioni di Isaac Newton legate all’ottica e alla percezione della luce. Una suggestione che diviene il pretesto per un dialogo e un confronto sul tema della pittura a partire da un suo elemento qualificante, il colore, la sua percezione, la sua assenza.

Ormai da alcuni anni, lo studio MDT è solito dare vita a progetti dove la costruzione di una mostra si fa percorso condiviso e partecipato: gli artisti prendono parte in prima persona alla scrittura del progetto espositivo, interrogandosi sulla propria pratica creativa, mettendo in discussione le dinamiche sottese al processo curatoriale, inventando nuove modalità di riflessione, dialogo e sperimentazione. In Spettri del visibile il concetto stesso di pittura costituisce il materiale vivo di un’indagine che coinvolge sia gli artisti chiamati a esporre, che hanno nella pratica pittorica il proprio medium d’elezione, sia Menicagli, Di Vaia e Tondo, che pur lontani dall’uso esclusivo di questo linguaggio ne sono comunque inevitabilmente affascinati. Quello che ne nasce è una riflessione sulla pittura declinata attraverso l’uso di pratiche estremamente eterogenee che rispondono alle diverse personalità coinvolte nel progetto.

La scelta dell’intervista nasce dalla necessità di inserire il discorso critico all’interno di questo peculiare scambio tra artisti, una modalità diretta per raccogliere le voci dei protagonisti coinvolti e per testimoniarne le scelte espositive. Ad ogni artista e allo Studio MDT sono state rivolteuna serie di domandeal fine di delineareil rapporto con il mediumpittorico all’interno della specificità della produzione di ognuno, andando ad approfondire le dinamiche espressive degli artisti invitati e,più in generale, ragioni stesse della mostra.

 Elena Magini: Nel tuo lavoro è presente una forte connotazione concettuale. Perché hai scelto di esprimerti attraverso il medium della pittura?

Enrico Bertelli: Non è una vera scelta, mi sono trovato invischiato nel disegno e nella pittura da sempre. La pittura è un linguaggio, uno strumento con cui si può fare moltissime cose. Nel mio caso penso sia l’interazione più profonda che stabilisco con la realtà. Cerco attraverso di essa di condividere con gli altri la mia posizione, la mia visione. Il mio lavoro è a-simbolico, non ci sono soggetti significanti ma attraverso un processo, una pratica cerco di mettere in rilievo gli aspetti non evidenti, casuali. Questa cosa è molto vicina direi sovrapponibile al mio modo di essere e di leggere la realtà

EM: Pensi che la pittura sia ancora in grado di affrontare la complessità dell’esistente? E in che modo?

EB: L’idea che la pittura fosse anacronistica era legata a motivi contingenti e superficiali. Le tecnologie hanno aperto strade nuove che hanno ampliato i margini delle possibilità per tutti gli artisti. Mi sembra che il problema sia più nella difficoltà di confrontarsi con la pittura dopo decenni di marginalizzazione.

EM: Quali sono gli elementi all’interno di un quadro che consideri essenziali?

EB: In senso generale è molto difficile rispondere, piccole cose, particolari possono determinare cambiamenti enormi, differenze abissali e farmi sembrare un quadro intelligente e profondo o in caso contrario spento e ottuso. Quello che considero essenziale, ma non vale solo per i quadri ma credo possa essere applicato a qualsiasi opera è il coraggio e la personalità!

EM: Perché hai deciso di partecipare a questa mostra?

EB: Sono molto interessato al lavoro degli spazi no-profit, collaboro anch’io con due di questi a Livorno. Ho grande stima per gli artisti che gestiscono MDT e il percorso espositivo che hanno realizzato finora è di grande interesse, per cui mi ha fatto molto piacere essere invitato a questa mostra.

EM: Il tuo lavoro si concentra sull’impalpabilità della visione, sull’evanescenza e la trasformazione della realtà. In che modo la pittura è funzionale a questo tipo di riflessione?

Andrea Lunardi: La realtà, nella sua dimensione in costante divenire, è per me oggetto d’interesse e d’indagine. La pittura, da sola, non è sufficiente a creare quel mondo inafferrabile e transitorio in quanto mancante della dimensione fondamentale del tempo. La pittura, poi, si fa trasformare dallo spazio e lo spazio, a sua volta, la trasforma; allora pittura e luogo sono in continuità, possono evocare presenze o spingere ad una lettura globale.

EM: Come abbatti i limiti del medium pittorico?   

AL: I limiti del medium pittorico sono l’essenza del mio lavoro, per questo non li abbatto ma provo a pormi in relazione cercando di indicare possibilità altre di quella tecnica antica che oggi può risultare anche stanca rispetto ad altri linguaggi. La video proiezione smaterializza la superficie pittorica creando il mistero del movimento, le risme dipinte aprono alla possibilità della modificazione continua dell’immagine, alla sua fragilità, fino anche alla sua completa dissoluzione (basterebbe un soffio di vento e il paesaggio svanirebbe per sempre…)

EM: Hai sperimentato personalmente uno spazio di lavoro condiviso diventato luogo di incontro e manifestazioni artistiche. Che valore dai a questo tipo di esperienza?

AL: Ho portato avanti, per alcuni anni uno spazio di lavoro condiviso, aperto alle ricerche contemporanee molto simile a questo dello studio MDT. Mi fa piacere questo invito proprio perché credo molto in questo tipo di realtà, luoghi in cui si respira il fermento delle ricerche, dei confronti e degli scambi. Sono luoghi in cui si riesce a relazionarsi e a dare una risposta alle difficoltà di vivere la provincia.

EM: Quale è il tuo rapporto con le immagini, come vengono rielaborate all’interno dei tuoi lavori anche in relazione al tuo vissuto e alle tue esperienze?

Pietro Manzo: Non ho nessun tipo di rapporto con l’immagine così come tu la vedi, semplicemente perché è conseguenza di un mio vissuto, un mio abitato dello spazio. L’immagine è la conseguenza di questa serrata esperienza vitale tra me e le cose che mi stanno intorno e, semmai, me ne rendo conto solo dopo e successivamente: è lo spettatore che si pone di fronte al lavoro piccolo o grande che sia, ad avere questo rapporto con quanto vede, o quanto intravede nel grumo spesso della fantasmagoria. L’elaborazione è lo spunto di questo stare dentro lo spazio, o abitacolo, è un abbraccio che spesso condanna me e l’immagine stessa poi al posticcio del reale che svela la mia relazione spesso drammatica, e isolata che si fa “carne viva” e cioè pittura, ruvida pittura.

EM: Nell’opera che presenti in mostra la pittura appare da un lato celata, dall’altro assume dimensioni ambientali e materialità oggettuale. Quali sono le potenzialità della pittura?

PM:Grand tour è un dipinto esteso nello spazio, custodisce porzioni di realtà rimescolate in un’unica scena pittorica, che sono il risultato di incursioni all’interno di aree inattive e o inaccessibili. L’opera realizzata su un pannello rivestito di tela, può cambiare forma, diventando nello spazio un paesaggio che rivela continui nuovi punti di vista, e richiede un movimento per goderne l’integrità. Grand tour nasce dopo una serie di lavori dedicati allo stesso tema, e dalla necessità di analizzare e modificare la mia pratica pittorica che innesca un processo di relazioni.

La pittura oggi è più viva che mai perché responsabile, ha superato quel momento di riflessione intima e interna allo stesso medium per farsi di nuovo agile, non obsoleta ma possibile, resistente.

EM: Nelle tue opere affronti temi legati allo spazio che ci circonda, alle costruzioni illimitate delle città contemporanee, mediante uno sguardo onirico e surreale. Come coniughi questi due aspetti all’interno del lavoro?

Luca Matti: Da sempre il tema della città è un elemento ricorrente nelle mie opere, sia nella pittura che nei lavori scultorei. Le mie sono città di varie dimensioni, che raccontano situazioni e storie diverse…delle città totali, che hanno invaso lo spazio e lo abitano. Lo sguardo onirico e surreale di cui tu parli è funzionale al rappresentare questa “ossessione ripetitiva”, fatta di palazzi, di mari di cemento, che si sovrappongono e si annientano tra di loro.

EM: In che modo la materialità del quadro, in particolare l’uso del bitume, contribuisce a connotare simbolicamente i tuoi lavori?

LM: Nelle mie opere cerco sempre di impiegare dei materiali che possano essere collegati in modo intuitivo ai temi che rappresento. La camera d’aria delle mie sculture richiama l’idea di velocità, in passato ho usato il cemento per costruire una sorta di plastico di città, mentre l’uso del bitume è collegato al mio interesse per il tema del petrolio e per lo sfruttamento dei fossili naturali.

EM: Perché hai scelto di presentare Building Head per questa mostra?

 LM: Ho proposto alcuni lavori e poi la scelta è stata fatta dallo Studio MDT.. forse perché era l’unico ad essere colorato (ride). Ho sempre lavorato in bianco e nero, il bitume ha effettivamente portato una nota di colore all’interno delle opere. Building Head rappresenta l’uomo all’interno delle città contemporanee, in questa serie i personaggi si confondono con le strutture edilizie, si ibridano, prendendo la forma dell’ambiente in cui sono inseriti, a rappresentare la condizione attuale dell’uomo.

EM: Il tuo lavoro è caratterizzato da una resa quasi iperrealistica degli oggetti, una accuratezza delle immagini portato di una costruzione meticolosa del quadro. Come nasce un tuo dipinto?

Giuseppe Restano: In breve voglio dirti che non ho mai cercato l’iperrealismo, grazie per aver aggiunto “quasi” nella domanda. Quando scelgo un’immagine da dipingere cerco di portarla pittoricamente al pensiero di essa, faccio un intervento di sottrazione, vado ad eliminare tutte le tracce del tempo (le mie gomme non sono consumate, le mie piante non hanno foglie secche).

EM: Consideri la fotografia come un “mezzo” per la tua pittura?

GR: La fotografia non ha un ruolo fondamentale, è solo un passaggio per avere una guida, poi cerco di allontanarmene il più possibile. Desidero portare l’immagine a icona, a pensiero, questa è spesso la direzione.

EM: Il medium pittorico ha un valore di per sé nel tuo lavoro e quale?

GR: Il processo pittorico mi porta a conoscere e a digerire l’immagine scelta, sentirla mia e di riflesso sentirmi testimone del mio tempo.

EM: La memoria delle architetture e lo spazio in cui esse sono inserite sono elementi ricorrenti nelle tue opere. Perché hai scelto la pittura per parlare del tempo e dei luoghi?

Andrew Smaldone: Ho scelto la pittura perché è il mezzo con cui posso affrontare in modo adeguato quello che io chiamo in Inglese “non-space”. Questa terminologia è il mio tentativo di descrivere a parole la consapevolezza di qualcosa che è presente, ma di solito non si vede, né è tangibile, quindi non è una “assenza” di spazio, ma assomiglia alla pienezza del suo aspetto opposto. In altre parole, la pittura è il mezzo che mi permette meglio di parlare di questo “non-space” in relazione al tempo e il luogo.

EM: Che importanza ha la bellezza nel tuo lavoro?

AS: Credo che la bellezza è un valore in sé. Quindi spero che nel mio lavoro si possa riconoscere, soprattutto in un momento in cui l’arte non dovrebbe essere necessariamente solo bellezza.

EM: Colore, tono, trasparenza, composizione, disegno. Quali sono gli elementi principali nella costruzione dei tuoi dipinti?

AS: I principi e gli elementi dell’arte sono estremamente importanti nel mio processo di pensiero per quanto riguarda la realizzazione del mio lavoro. Principi come la proporzione e l’equilibrio sono fondamentali in quanto sono collegati ad altri fenomeni che esistono nel mondo naturale. Elementi come il colore, il tono, la superficie e la forma sono anch’essi estremamente importanti. Credo che gli elementi strutturali dei miei dipinti rivelano aspetti riguardanti il contenuto e viceversa; e penso che tali elementi e principi mi permettono di unificare nella mia pittura aspetti come la dualità e le contraddizioni che mi vengono in mente quotidianamente.

EM: Perchè avete sentito la necessità di fare una mostra sul tema della pittura?

Studio MDT: Sicuramente questa mostra si pone come conseguenza di un’altra mostra tematica che abbiamo fatto qui in studio su una pratica artistica, che è Sistema Fisico, una mostra di qualche anno fa che analizzava il tema della scultura. Spettri del visibile ha un rapporto diretto con questa tipologia di riflessione ed è stato quasi naturale avvertire l’esigenza di raffrontarsi con la pittura. D’altro canto, Franco (Menicagli) e Stefano (Tondo) sono degli scultori, mentre io (Raffaele Di Vaia), pur non facendo pittura vengo dalla scuola della pittura, ho un approccio bidimensionale all’opera d’arte, anche se nelle mie opere cerco di superare questa bidimensionalità.

EM: Siete artisti che ospitate mostre di altri artisti nel vostro studio, sostituendo in qualche misura la figura del curatore dal processo di costruzione della mostra. La vostra è una risposta ad una mancanza, di spazi e occasione espositive, una critica alla pratica curatoriale in stretto senso, o altro?

MDT: Direi che non è la risposta ad una mancanza di situazioni espositive, piuttosto una velata critica rispetto alla figura del curatore. Ogni artista ritiene di capire meglio l’arte rispetto ad un curatore per il semplice fatto di praticarla. Inoltre il rapporto tra artista e artista è diverso rispetto a quello che si instaura tra artista e curatore, c’è un maggiore confronto, una sintonia più piena, quasi un rispecchiamento. Nel caso specifico di questa mostra, attraverso la pittura si propone una riflessione che ci riguarda tutti, artisti esposti e artisti dello studio. È inoltre il motivo per cui abbiamo deciso di condividere uno studio in tre, questa convivenza porta un dialogo e uno scambio quotidiano, che in occasione delle mostre si amplifica e si espande con altri soggetti.

EM: La sensazione, seguendo il susseguirsi delle mostre presso lo studio MDT, è che scegliate gli artisti anche per un senso di “prossimità” con la vostra pratica. Come si sviluppa il processo di selezione e come condividete la scrittura espositiva tra voi tre?

MDT: Noi non programmiamo le mostre, la scelta è quasi casuale, molto istintiva e libera, ed è figlia di quel confronto quotidiano di cui ti parlavo prima. A volte è l’affinità o la curiosità rispetto ad un artista o addirittura verso un’opera che dà il via alla mostra. Il processo di selezione è altrettanto casuale, rispetto alla suggestione iniziale cerchiamo di comporre un dialogo visivo e concettuale che sia il più possibile esaustivo, e che coinvolge ora uno solo di noi, ora, come in questo caso, tutt’e tre.

 

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Franco Menicagli. Intervallo. Il governo della forma

Franco Menicagli
Intervallo

a cura di Pietro Gaglianò

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Franco Menicagli. Il governo della forma
Pietro Gaglianò

Intervallo visualizza un paesaggio nato dalla cedevolezza della forma, uno dei molti possibili che nascono quando si interrompe il consueto rapporto tra la materia e l’oggetto: un paesaggio di relazioni percettive e culturali che dichiara la crisi delle narrazioni univoche e indica impreviste aperture di interpretazione. Oggetti compositi, sconquassati da un’azione incontrollata, che si sottrae parzialmente anche alla disciplina dell’artista, appaiono in una nuova condizione la cui stabilità è continuamente contraddetta al cambiare della prospettiva sulle opere stesse.

Tutta la ricerca condotta negli ultimi anni con preziosa coerenza poetica da Franco Menicagli, si sintetizza formalmente in opere che assumono la qualità di un osservatorio: le sculture, anche quelle più compatte e meno praticabili, ridefiniscono la geometria tra l’universo sensibile e l’individuo che viene invitato a spostare il proprio punto di vista. Dalla nuova posizione, coincidente con quella dell’opera, appare il nuovo paesaggio da osservare con le coordinate fornite dalla trasformazione della materia. Come dopo un cataclisma (Sisma è titolo di alcuni lavori in mostra), anche qui è necessario misurare la qualità e l’estensione del cambiamento e fare i conti con il proprio ruolo e con la propria capacità di analisi critica. A entrare in gioco non è soltanto il destino oggettivo delle cose visibili e tangibili, ma la strategia con cui viene organizzato lo schema di bisogni e richieste della società contemporanea. La condizione di indeterminatezza creata nello spazio simbolico dell’arte è un indispensabile intervallo, una zona del possibile in cui le regole del pensiero verticale sono provvisoriamente allentate e scoprono la loro arbitrarietà. L’intervallo tra le opere di Menicagli è quello di una contemplazione dei costrutti sociali e culturali che la postmodernità ha alimentato nella supremazia del visibile.

Intervallo è anche una riflessione sulla scultura intesa come architettura della materia, declinazione con la quale Menicagli si confronta sperimentando processi e materiali. L’artista sfrutta gli elementi impiegati nelle sue costruzioni indagandone lo stato di potenzialità, l’energia fisica, le combinazioni. L’opera accumula uno stato di tensione che ammette incertezza e precarietà e rappresenta una specie di patto temporaneo tra l’autore e il medium, una tregua nella sfida che si svolge tra controllo e rilascio. E il momento più alto, probabilmente, è quello in cui la lunga confidenza di Menicagli con la scultura rinuncia al governo della forma e si concede di assistere al distendersi degli effetti innescati dal gesto creativo sulla superficie inerte della realtà. Lì appaiono le sue sculture, lì diventano architettura e paesaggio.

fino al 18 febbraio
SRISA Gallery of Contemporary Art, Firenze Via San Gallo 53r, 50129 Firenze
055 4627374 – info@santareparata.org – www.santareparata.org/gallery/gallery_home.html